Mi sono preso una sbandata colossale
L’impero alla fine della decadenza
Non capisco il popolo italiano. I programmi di informazione politica in tv, non perdono occasione per mostrare folle inferocite che inveiscono contro il governo. Benissimo. Ma alla rabbia empatica che si instaura alla visione di quella gente disperata, scaturiscono spontanee alcune riflessioni. Tipo: dove diavolo è tutta questa gente incazzata, quando la si cerca? Vuote sono le piazze, si riempiono solo quando la squadra del cuore vince qualcosa d’importante, per il resto di esempi di dissenso politico se ne vedono ben pochi, a sfilare determinati e incazzosi. E poi, perché questa gente si ostina a inveire contro il governo in carica? Non voglio commettere nessuno guerra tra poveri, nè sminuire la disperazione altrui, ma non capisco perché prendersela con i rappresentanti del governo, e con la politica in generale. Cosa si pensa di ottenere? Chi si pensa di sensibilizzare? E una volta sensibilizzati certi individui, ministri, parlamentari, esponenti di partito, cosa mai possono combinare questi per sedare la furia della gente? Questo povero infuriato popolo italiano è vittima di se stesso. La crisi morde e fa male, ma fa ancora più male a chi non se l’aspettava. Gli elettori italiani, che in tantissimi hanno votato gentaglia di destra, ora patiscono le pene dell’inferno. E le pene più dure sono tutte sulla testa della povera gente boccalona, non dei borghesi destrorsi. A pagarne le conseguenze sono gli operai, i manovali, i dipendenti pubblici, tanti altri, ma non i medici, gli avvocati, i notai. Pure gli imprenditori falliscono, denunciano la propria misera situazione alle telecamere e vengono innalzati a martiri. Gli operai cassintegrati sputano con parole stentorie tutta la loro rabbia e sdegno, sensibilizzano lo spettatore medio, e poi? Nulla. Niente cambia. Il governo, bene o male, fa il suo dovere. Governa, emana leggi, vara riforme. Cosa rimproverargli, se non il merito di queste riforme? Il resto, la colpa primaria, il peccato originale, non può essere scontato da nessuno. Perché la massa inferocita con tanto di forconi non lo capisce? Dovevate cambiare vita, finché potevate. Ora urlate, ora vi dimenate, e io vi capisco, io mi scandalizzo insieme a voi. Ma sapevate che dovevate cambiare, sapevate che non dovevate votare un determinata parte politica. Chi invece, povero, non ha colpe di questo tipo, chi ha cercato di smuovere con il suo voto e con il suo contributo una situazione invivibile, ha tutta la mia stima. Ma sa di essere solo.
Grande Plinio!
Church of San Juan de los Reyes viewed along Puente de San Martin, Toledo, Spain
(via nakedbeernight)
Sul metodo
Non bisogna lottare per sopravvivere, semplicemente limitarsi a trascinare la propria esistenza, così, senza se e senza me, senza domande aggiunte o dubbi di sorta, affrontando gli imprevisti e aggirando gli ostacoli, compiendo il proprio dovere, mettendocela tutta per perseguire l’obiettivo e risalire una volta eventualmente toccato il fondo. E’ il metodo di gran lunga più gettonato, in quanto comprensivo di una grande varietà di situazioni in cui sarebbe possibile incappare; un enorme fascia di individui vi si può facilmente riconoscere. Ma io, non lo so. Non so se per me è lo stesso, e la mia esistenza stessa lo dimostra. Seguire questo metodo, non so dove mi abbia portato. Accettare certi ostacoli sul proprio cammino e ostinarsi a superarli, far fronte a un mucchio di avversità per il puro gusto di farlo. Crearsi problemi dal nulla, di natura sociale, economica, interpersonale, perché ad essi si è volta la mia sorte. Non so se è stato tutto necessariamente inevitabile. Anche questa stessa società alla quale quotidianamente, costantemente piego la testa, non so se possa essere il mare in cui affondare tutto il mio futuro. Il metodo implica questo, adattarsi all’ambiente e alle circostanze. Io non mi sono mai adattato a nulla.
un dito in più di vino
o la scena inaspettata
che va in televisione
ed ecco che sentendo
la vita senza schermi
nel tuo crudo e
a nervi ormai scoperti
non ne sopporti
la dilagante sua energia
il suo diluvio di promesse
e di aperture…
e non resisti più di qua
senza poter scappare via. Paolo Ruffilli
(via brokenflowers)
Albert Greiner, Edipo, 1875
Oggi è il 3 di maggio, fa caldo
e camminando per la mia città, su di un marciapiede ho visto…
la prima merda secca al sole.
Henry Hargreaves - No Seconds.
Photographs of the final meals of killers given the death penalty.
Sulle premesse
Mi sono accostato alla mia vita con false premesse. Solo ora capisco quanto fossero sbagliate; errori di infanzia. Ho sempre pensato “per una persona del mio tipo, le premesse devono essere di questo tipo”, credendo che tutta la mia esistenza a venire avrebbe perfettamente aderito ad esse. Ma non è così, ora mi appare logico che non fosse così, che non lo sia mai fisiologicamente stato. Eccetto per i primi, ignari anni da infante, è solo un pregiudizio e un puntiglio credere di avere uno svolgimento della propria vita orientato in un senso piuttosto che in un altro. Le mie premesse erano tutte errate, tutto ciò sui cui ho fondato le mie scelte, su cui ho sperato di poggiare il mio futuro, era sfalsato, filtrato da miei vecchi pregiudizi. Ora non so chi sono, quali premesse mi stanno guardando le spalle, dove andrò a finire, perché.



